Khomeini, De Sade e io

Khomeini imagine copertinaHo finito di leggere questo libro, molto lungo, con una sensazione: quella di volerlo rileggere per sottolineare certi passaggi e penetrarli con lo spirito di chi si chiede e domanda “perché?”

Ho iniziato a leggerlo incuriosita dall’intervista fatta all’autrice dalla rivista Elle di febbraio 2015.  La scrittrice viene presentata così: “Rossa di capelli, coraggiosa come spesso le donne sanno essere.” Potete già immaginare, conoscendomi, come questa frase abbia solleticato il mio orgoglio femminile, il mio profondo piacere di essere donna e le mie forti convinzioni sull’essere donna! Pertanto ho proseguito nella lettura dell’articolo, per capire di più. Per scoprire in che modo questa donna abbia mostrato il suo coraggio.  E alla fine dell’intervista sono corsa su internet e ho cercato l’ebook, nonostante io preferisca di gran lunga la carta, per averlo prima possibile. Praticamente l’indomani lo stavo già leggendo.

Ma chi è questa donna coraggiosa?

Abnousse Shalmani. Una regista e giornalista nata a Teheran nel 1977 (mia coetanea) e trasferitasi a Parigi all’età di 8 anni perché per suo padre, un intellettuale liberale che ha scelto di crescerla incoraggiando la sua ostinazione, l’esilio era l’unica via d’uscita: “Non si può fare granché quando si è prigionieri. Bisogna liberarsi. È impossibile negoziare la propria libertà. La si sceglie e la si prende”.

Per capire meglio, vi racconto un po’ la trama del libro, che non è un vero e proprio romanzo, ma piuttosto una sorta di storia/documentario della vita e della battaglia culturale condotta da questa meravigliosa donna dalla chioma ribelle.

“Cosa c’è in me di così spaventoso da volerlo coprire? Che cos’ho che non va?” È il 1983, e Abnousse ha sei anni quando per la prima volta si ribella ai guardiani della Rivoluzione spogliandosi e correndo nuda per il cortile della sua scuola a Teheran. Infatti, nel 1979 viene sancita la repubblica islamica dell’Iran con a capo l’ayatollah Khomeini, che imporrà a tutte le donne, nonché bambine, il velo con cui coprire il capo e abiti/divise esclusivamente del colore grigio scuro. Ma Abnousse non ci sta. Non capisce il perché di questa imposizione e non la accetta. E con il suo spirito ribelle decide di denudarsi all’uscita dalla scuola, beffandosi delle guardiane e del regime politico.

Nel libro la risata, il ridicolizzare, diventano l’arma con cui combattere e seppellire l’estremismo islamico.  Abnousse scrive: “ Dopo De Sade, appena incrocio in strada un barbuto (un estremista) posso sorridergli con disprezzo. Io ho De Sade e lui non ha che la sua barba.”  Secondo l’autrice l’unico modo per contrastare gli estremisti è prenderli in giro, mostrare quanto sono assurdi. E c’è riuscita grazie a De Sade e alla letteratura libertina del ‘700 che ha inneggiato al corpo nudo restituendogli la sua verità, e la sua forza contro la tirannia.  L’autrice ricorda ancora il momento in cui ha letto La filosofia nel boudoir  di De Sade in cui Madame Saint-Ange dice a Eugénie: “Il tuo corpo è tuo e solo tuo”. In questa frase, dichiara lei stessa, ha trovato la sua patria.

E’ proprio l’imposizione a coprire il corpo che porta l’autrice a scoprire quanto questo possa essere potente. Si rende conto che, anche piccola e innocente, può sconvolgere, attraverso il corpo, l’equilibrio rigido e bigotto degli uomini aderenti a quel sistema islamico oscurantista.  Anzi, capisce che questa rigidità legata alla copertura del corpo ne fa un oggetto del desiderio. Dopotutto non si desidera sempre ciò che non si può avere? E sono proprio loro, i barbuti e le cornacchie, i guardiani della Rivoluzione, che “con i loro sguardi penetranti scrutano una folla spaurita, spogliandola in nome della legge.”

Ad un certo punto Abnousse e la sua famiglia saranno costretti a trasferirsi a Parigi per poter vivere in libertà, quella libertà che per noi Occidentali è scontata, ma che non lo è per chi ha dovuto scontrarsi anche solo per poter alzare lo sguardo dentro la metro e guardarsi intorno.

A Parigi, però, Abnousse scopre che la libertà è profondamente diversa da come se l’era sognata. Anche qui è costretta a scontrarsi con barbuti e cornacchie che la vogliono relegare al suo stato d’origine e che si stupiscono di certi suoi comportamenti.  Ma questa volta è con la letteratura che sceglie di combattere i “signori della morale”: è nei libri infatti che scopre un mondo unico, dove uomini e donne sono uguali, dove a forza di letture, dibattiti, dubbi ed esperienze, le eroine possono vivere la vita quale deve essere, liberata da pregiudizi, paure e convenzioni. Ed è qui che, appunto, scopre De Sade e le si apre un mondo!

Può la semplice lettura di un romanzo diventare un atto politico? Sì, se come ha scritto Nabokov “la curiosità è insubordinazione allo stato puro”.  E se, come le ha insegnato il padre, battezzato dalla scrittrice, “Sua Tolleranza”, i libri sono magici, sono armi, sono promesse di futuro.

E come sostiene lei stessa “Bisognerebbe prescrivere libri alle persone, come si prescrivono le medicine.”

E’ esattamente quello che penso anch’io!

Leggo da ben 33 anni (ho imparato a farlo quando ne avevo 4) e devo dire grazie ai libri, anche ai libri, se oggi sono la persona che sono! Mi hanno fatto compagnia, consolato nei momenti difficili, spronato quando non avevo voglia. Mi hanno aiutata a crescere. Ma soprattutto a vivere!

E ho sempre saputo, confermato adesso dalla lettura di questo libro, che hanno un grande potere: rendere liberi! Di quella libertà che non si può contrattare, ma solo prendere!

Sono felice di aver letto questo libro e aver constatato che di donne coraggiose il mondo ne ha sempre un gran bisogno!!

Leggere per credere!

Nadia

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