“Arrivano i pagliacci” di Chiara Gamberale

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Scrivere un articolo su un libro di Chiara Gamberale, per me, è qualcosa di emozionante! Non solo perché si tratta sempre di libri che ti parlano come fossero esseri umani, un po’ bimbi, un po’ saggi. Ma perché Chiara Gamberale prima ancora di essere una scrittrice, è una donna come tante, piena di tutti i “perché”, degli “ho paura di”, dei “ma se faccio così e poi sbaglio?”, dei “non ce la posso fare”seguiti da altrettanti “ce l’ho fatta!”di cui siamo fatte noi donne. Tutte.

Solo che lei ha una dote speciale: quella di riuscire a tradurre in parole quelle sensazioni, e con uno stile tutto suo, discorsivo, a volte frettoloso, un po’ confuso,come di chi ha troppa urgenza di dire qualcosa, e la deve dire così come gli viene, e proprio in quel momento lì.  E proprio per questo arriva dritto dove deve arrivare! Nel cuore, nella pancia, nella testa, nell’anima, anche, e soprattutto, di chi un cuore, una testa e un’anima ha deciso di non averla. Perché è lei stessa a scrivere con la pancia e con il cuore, prima che con la testa. E si sente. E si legge.

Ho avuto modo di conoscerla di persona alla presentazione di due dei suoi libri. E mi sono trovata davanti a una donna piccola, fragile ma immensa e profonda. Una di quelle che ti guarda e ancora prima di chiederti come ti chiami, si è già accorta dei tuoi occhi e della luce che emanano. E non esita a dirtelo, esprimendo tutto il suo stupore. Questo è quello che è capitato a me la prima volta che l’ho incontrata. Non riuscivo a dirle quello che volevo perché lei si era persa a guardare i miei occhi, il loro colore e a ripetermi, con il suo accento romano: “Ma che occhi c’hai?!!” e vi giuro che l’avrà ripetuto per 5 lunghissimi minuti, mentre io cercavo di farle quelle circa 20 domande che mi ero preparata, di cui sono riuscita a farne a malapena una! Ecco, questa è Chiara Gamberale!

Questa lunga premessa era assolutamente necessaria per introdurre il vero argomento di questo articolo: il libro Arrivano i pagliacci.

Vi siete mai chiesti, quando vi avvicinate a un libro e ne leggete il titolo, che cosa vorrà dire quel titolo, o perché è stato scelto proprio quello? Oppure avete mai avuto quella sensazione che il titolo non c’entrasse niente con il libro? Perché questo è quello che ho pensato inizialmente quando ho preso in mano questo libro (l’unico di Chiara Gamberale che non avevo ancora letto). Mi sono chiesta cosa c’entrassero i pagliacci. E Chiara stessa, all’interno della storia raccontata, mi ha dato la risposta. Ed è proprio in quel momento che ho iniziato a capire meglio il messaggio di questo romanzo, il suo significato più profondo. E da lì è scattato l’amore, come con gli altri suoi libri. Solo che con gli altri l’innamoramento è stato immediato, con questo è stato più lento.Come quando ti avvicini a una persona timidamente, non troppo, per paura di farti male o di rimanerci male! E allora,, esiti un pò, cerchi di studiarne i movimenti, le espressioni, vuoi capire se ti piacerà o no. Se potrai lasciarti andare o andare via! E alla fine sono rimasta e sono qui a parlarne!

Chiara ha scritto questo libro intorno ai vent’anni. Se non sbaglio è stato il suo secondo romanzo dopo Una vita sottile. La protagonista è una ragazza di 20 anni, appunto, che si chiama Allegra Lunare.

Allegra si trova a scrivere un racconto, da lasciare ai nuovi inquilini, di quella che è stata la casa in cui è nata e cresciuta fino a quell’età.  Una sorta di manuale delle istruzioni della casa. Perché come dice lei stessa “ solo se rispetterete le storie che queste mura hanno racchiuso, secondo me potrete sperare che racchiudano la vostra.” “E se il vostro quadro più bello continuerà a cadere arriverete facilmente a capire che forse avete sbagliato parete.” E ancora “ Voi avrete la possibilità di farcela, a volervi bene senza farvi troppo del male: basta non scambiare un muro per una porta, no?”

Ecco, quest’ultima frase ha acceso i miei sensi, tutti: testa, cuore, pancia. Ditemi che è così anche per voi! Quelle parole,“basta non scambiare un muro per una porta”, quanta verità racchiudono?!! Così semplici nel loro significato letterale, eppure così difficili da mettere in pratica nella vita reale! Quante volte abbiamo scambiato un muro per una porta, e ci abbiamo sbattuto contro prima di renderci conto che non c’era una porta su quella parete? Io l’ho fatto così tante volte che ad un certo punto sono stata costretta a costruirmi una corazza per difendermi dagli urti continui!! Sono una testarda e ci metto tutta la vita prima di arrendermi!! Quindi tanto vale attrezzarsi!! 🙂

Allegra sceglie di raccontare i fatti accaduti partendo dagli oggetti: una foto con una cornice verde di plastica è lo spunto da cui partire per descrivere l’incontro e anche l’amore tra i suoi genitori, quell’amore che sarà messo a dura prova, maltrattato, non compreso dagli stessi amanti come spesso capita nella vita; un pupazzo e un’altra foto sono il tramite attraverso il quale raccontare la nascita del fratello Giù, down; il letto matrimoniale con gli gnomi ai quattro pomelli diventa l’incipit per introdurre la sua nascita “ …e la verità era solo lì, adesso, ….in qualcuno che, anche solo in un decimo di secondo, magari mangiando la prima ciliegia dell’estate, avrebbe pensato: eh, si. Io esisto. Esisto davvero.” E continua così a raccontare il suo primo giorno di scuola e del fratello Giù; dell’amore tra due donne, amiche di mamma e papà,per lei un po’ sorelle, un po’ zie; della morte di una di loro; dell’incontro del padre con la psicologa che avrebbe dovuto “aggiustare” suo fratello e che finisce col rompere l’unione tra suo padre e sua madre, e la loro intera esistenza (compresa quella di Allegra); della sua voglia di fare l’attrice e le sue prime esperienze di teatro dove incontra un amico che le passerà un segreto per affrontare e superare i momenti più difficili. E qui Chiara ci spiega il significato del titolo, e forse un po’ anche di tutto il libro.

Vedi, Allegra, quando ero piccolo, al circo, spiavo accucciato dietro al tendone mia mamma che volteggiava in aria ed era un vero inferno, perché ogni istante ero certo si spappolasse per terra e mi mangiavo le unghie fino a farmi sanguinare le dita, giuro, finché esplodevano gli applausi e arrivava il turno dei pagliacci, che seguivano sempre il numero dei trapezi. Insomma ci ho messo del tempo, ma poi lì ho imparato. Capito? No. Non capivo mica. E allora lui mi ha spiegato quello che avrei imparato da lì a sempre. Arrivano i pagliacci. Tanto prima o poi arrivano i pagliacci – disse Francesco – Anche se mamma si sfracella al suolo, comunque dopo è il loro turno. Arrivano i pagliacci. Anche se adesso ti fa tutto paura, loro poi comunque arrivano. Stanne certa.”

In queste righe è racchiuso il messaggio del libro. E il segreto della vita, aggiungo io! Dopo ogni dolore, dopo ogni caduta, dopo ogni tempesta spunta sempre il sole! Sempre!! I pagliacci arrivano sempre! Sperimentato un migliaio di volte! E sono sicura l’abbiate sperimentato anche voi! Solo che ce ne dimentichiamo subito dopo!

Ma, come dice Matilde ad Allegra “L’importante è non tradirsi. E ogni tanto ricominciarsi.”

E se poi lo facciamo con un sorriso, con quel sorriso di chi sa come sorridere, ancora meglio!

Consiglio la lettura di questo libro a chi sta attraversando un momento buio o a chi non riesce a buttarsi alle spalle un’esperienza dolorosa. E a chi ha voglia di lasciarsi stupire dalle parole un pò arruffate, ma tanto intense, di una ragazzina di 20 anni che, da subito, ancora piccolina, ha imparato a indossare lenti colorate da cui osservare il mondo e vederlo più bello!

Nadia

2 thoughts on ““Arrivano i pagliacci” di Chiara Gamberale

  1. alina il said:

    Buondi,mi hai incuriosita.non ho mai letto un libro suo sembra una scrittrice molto profonda e tu ci hai fatto venire voglia di leggerla.ora sicuramente la devo cercare.mi consigli qualche bel libro per questo fine settimana?

    • Sono contenta di averti incuriosita. C’è un altro libro di Chiara Gamberale molto carino e che si legge velocemente, si intitola L’amore quando c’era. Si tratta di una serie di mail che si scrivono una ex coppia dopo circa dieci anni dalla loro separazione. Molto bello. Oppure Avrò cura di te di Gamberale e Gramellini. Sono libri adatti al weekend. Letture rilassanti. Poi non conosco i tuoi gusti letterari. Fammeli sapere in modo da poterti suggerire libri più indicati. Ciao